mini_16663718_la-zizzona-di-battipaglia-6Bella, bianca ed invitante, la Zizzona di Battipaglia è un’enorme succulenta mozzarella di bufala balzata agli onori del grande pubblico grazie al suo utilizzo sul grande schermo. A lanciarla sul mercato è stato infatti il film “Benvenuti al Sud”, campione d’incasso al box office nel 2010. La Zizzona,  all’apparenza una semplice trovata cinematografica, si è subito rivelata una fortunata operazione di marketing per il comparto caseario campano. Fortuna della quale in molti hanno provato ad approfittare, spesso andando anche a minare l’immagine della tipica e antica “mozzata” di bufala di Battipaglia.

 

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La vincitrice del concorso di bellezza

Nella famosa scena del film si vede Claudio Bisio, che presenta all’Accademia del Gorgonzola, un’enorme formaggio bianco: la Zizzona di Battipaglia, ovvero una mozzarella di ben 5 kg. E’ chiaro ed evidente il riferimento ad un grande seno di donna con tanto di capezzolo al centro. Questo grande formaggio fresco è diventato in pochissimo tempo marchio registrato, e lo scorso luglio 2012 si è  svolto il primo festival della Zizzona, con degustazioni e spettacoli. Immancabile il concorso Miss Zizzona, le cui doti richieste è facile immaginare.

E’ evidente il fatto che il successo del prodotto è dato non solo dalle sue qualità organolettiche, ma soprattutto per una vincente operazione di marketing: basti pensare al semplice fatto che prima dell’uscita del film la parola “Zizzona” evocava tutt’altro che una pantagruelica mozzarella. Nell’ultimo anno sono sorti come funghi venditori on-line di Zizzona, che hanno provato a cavalcare l’onda del successo di un fenomeno che rischia di deragliare dai giusti binari. A provare a porre un freno è stato il caseificio La Fattoria di Battipaglia, detentore del marchio e della denominazione – per questo l’unico autorizzato a produrre e commercializzare, salvo cessioni, la Zizzona – che ha avviato una vera crociata contro i rivenditori non autorizzati.

Ma, date le dimensioni “extra” la Zizzona al momento non può essere ancora inclusa nel disciplinare del DOP.

A dichiararlo è stato di recente proprio il presidente del Consorzio di Tutela Mozzarella di bufala campana DOP, Domenico Raimondo. Questo perchè le misure indicate dal disciplinare non comprendono l’esuberanza del prodotto, il quale sancisce che la mozzarella per potersi fregiare del marchio di origine protetta, può raggiungere un massimo di 800 gr di peso.

Ciò che è certo è che il film e l’accattivante (e da più parti criticata) metafora sessuale hanno contribuito fortemente a rilanciare sul mercato la mozzarella di bufala campana e a stringere ancora di più l’immagine della città Battipaglia come patria della mozzarella.

Anche perchè, al di là della zizzona – che andrebbe forse considerata più come un taglio che come un prodotto a sè – la mozzarella ha una storia antichissima che risale al decimo secolo d.C. Infatti, già 1000 anni fa nella Piana del Sele, veniva prodotto un particolare formaggio fresco di pasta filata, che veniva poi tagliato in forme da non più di mezzo chilo. Proprio dalla sua particolare lavorazione ne deriva il nome mozzarella, da mozzare, ovvero tagliare. E’ chiaro dunque che una forma da 5 kg non può propriamente dirsi tipica, fermo restando il sapore e le qualità indiscutibili del prodotto.

Maggiore chiarezza e maggiori informazioni, sono in questo caso necessarie per guidare ed orientare il consumatore verso una scelta ancora più consapevole e sicura.

One Response to La Zizzona di Battipaglia: tra prodotto tipico e marketing

  1. rocco liguori ha detto:

    Il termine zizzona di Battipaglia, usato per indicare la mozzarella fuori misura era usato a salerno già prima del film. Fin da bambino sentivo parlare di tale peculiarità salernitana. Non riesco a spiegarmi su quale presupposto tale caseificio si è appropriato dell’utilizzo esclusivo di un prodotto tipico della nostra terra…e mi meraviglio come gli altri caseifici si siano ritirati in sordina, accettando, a mio avviso, una simile furbata commerciale.

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