20151017-pies-vicky-wasik-2-thumb-1500xauto-427217La passione per la mozzarella di bufala campana Dop cresce e parla sempre più lingue.

I dati 2015 del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana lo dicono forte e chiaro. Nell’anno precedente il prezioso prodotto artigianale ha visto crescere la produzione del 7%, con un incremento sia del fatturato di produzione (dai 310 milioni di euro del 2014 ai 330 del 2015) che di quello al consumo (da 515 milioni di euro a 540). 41 milioni di kg di mozzarella prodotti, più di 160 milioni di kg di latte trasformato, 102 caseifici coinvolti e 1.371 allevamenti iscritti all’organismo di controllo: sono alcune delle cifre del successo del nostro oro bianco, l’unico che non si deprezza mai.

Proprio grazie a questi numeri la mozzarella di bufala campana Dop si posiziona al vertice delle produzioni certificate del Centro-Sud e tra i primi posti della classifica nazionale: è infatti il quarto formaggio Dop italiano per volume e il terzo per valore della produzione. Quanto invece all’export, rappresenta il 25% della produzione certificata: un dato destinato a crescere sia grazie ai mercati consolidati (Francia, Germania, Regno Unito, Svizzera, Spagna e Stati Uniti) che all’espansione verso nuove mete (Medio Oriente, Sud-Africa, America Latina…). Emblematico è il caso degli Usa, dove la mozzarella negli ultimi cinque anni ha scalzato il cheddar e il “provolone cheese”, anche se lì il made in Italy autentico deve vedersela con la concorrenza dell’agropirateria e del fenomeno dell’ “italian sounding”.  Una crescita – quella sui mercati esteri – che inorgoglisce il presidente del Consorzio di Tutela, Domenico Raimondo: “Con l’emergenza ‘Terra dei Fuochi sembravamo portatori sani di diossina, nonostante solo uno dei 102 caseifici certificati si trovi in prossimità dell’area (a distanza di un chilometro), e invece abbiamo avuto un buon riscatto”. Ma questo successo obbliga anche il Consorzio a incrementare le attività di vigilanza. Infatti nei prossimi giorni sarà presentata una collaborazione tra i principali Consorzi di tutela italiani, legata proprio alla presenza sui mercati stranieri.

Oltre a quelle della trasparenza e della sicurezza, il comparto sta affrontando anche altre sfide importanti. Ad esempio il Consorzio di Tutela della Mozzarella, insieme con il Dipartimento Qualità Agroalimentare (Dqa), ha sviluppato un progetto mirato alla sostenibilità ambientale e al benessere animale all’interno degli allevamenti della filiera Dop. E un altro passo decisivo è stato quello dell’informatizzazione avanzata di tutte le attività ispettive e di verifica, che ha ottimizzato le attività di controllo della reperibilità del latte bufalino. A lanciare la prossima sfida è il direttore del Consorzio, Pier Maria Saccani: “È necessario, per tutelare tutti gli anelli della filiera, ragionare sulla possibilità di regolamentare i volumi produttivi, così come già fatto da altre grandi produzioni Dop come i Prosciutti di Parma e San Daniele, Grana Padano e Parmigiano Reggiano”.

Insomma, sempre più persone si innamorano della mozzarella di bufala campana Dop e gli operatori del settore sono oggi chiamati a nuove e ambiziose sfide per far sì che quest’amore non si esaurisca mai.

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