Il mondo dei latticini italiani torna al centro del dibattito europeo.
Questa volta il tema riguarda uno dei prodotti più amati della tradizione casearia: la burrata.
Una recente decisione dell’EUIPO, l’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale, ha stabilito che il termine burrata non può essere associato esclusivamente alla Burrata di Andria IGP, respingendo il ricorso del Consorzio pugliese contro la registrazione del marchio “Burrata Campana” della Casearia Cioffi.
La decisione riaccende il confronto tra Puglia e Campania, due territori con una forte tradizione lattiero-casearia e con produzioni di eccellenza che contribuiscono alla reputazione del Made in Italy nel mondo.
Il caso: lo scontro legale tra Puglia e Campania
Il contenzioso nasce nel 2023 quando il Consorzio di tutela della Burrata di Andria IGP presenta opposizione alla registrazione del marchio “Burrata Campana”.
L’obiettivo del ricorso era evitare che il termine “burrata” venisse utilizzato da altri produttori al di fuori dell’area geografica dell’IGP.
Tuttavia l’EUIPO ha respinto l’opposizione stabilendo che:
• non esiste un rischio di confusione tra i marchi;
• il termine “burrata” indica una tipologia di formaggio, non esclusivamente il prodotto IGP;
• la denominazione protetta Burrata di Andria IGP rimane valida, ma non monopolizza l’uso del termine generico.
In sostanza, la protezione europea riguarda la specifica indicazione geografica, non la parola “burrata” in sé.

Cos’è la burrata e da dove nasce
La burrata è un formaggio fresco a pasta filata, simile alla mozzarella ma con una caratteristica unica:
• un involucro di pasta filata
• un cuore cremoso di stracciatella e panna
La sua origine è storicamente legata alla tradizione casearia pugliese, in particolare alla zona di Andria, dove sarebbe stata inventata intorno agli anni ’20.
Nel tempo però la produzione si è diffusa anche in altre regioni italiane, grazie alla grande tradizione della lavorazione della pasta filata.
La Campania e la tradizione dei latticini
La decisione europea riporta l’attenzione su un tema spesso poco raccontato: la varietà delle produzioni lattiero-casearie italiane.
La Campania, ad esempio, è uno dei territori più importanti per la lavorazione della pasta filata, grazie a prodotti iconici come:
mozzarella di bufala, fior di latte, provola affumicata e treccia di mozzarella.
In questo contesto si inseriscono anche produzioni tradizionali come la burrata di bufala, riconosciuta tra i prodotti agroalimentari tradizionali italiani.
Questo dimostra come l’arte casearia italiana sia frutto di territori diversi ma complementari, capaci di interpretare le stesse tecniche con identità locali.
Denominazioni protette e tutela del Made in Italy
La vicenda evidenzia un aspetto importante del sistema delle certificazioni europee:
• DOP e IGP proteggono il legame tra prodotto e territorio
• ma non sempre possono riservare un termine generico a un solo produttore
Per questo motivo è possibile avere:
• un prodotto IGP specifico (come Burrata di Andria IGP)
• e allo stesso tempo altre varianti regionali della stessa tipologia.
Questo equilibrio è fondamentale per tutelare le eccellenze locali senza bloccare l’evoluzione delle tradizioni gastronomiche.
Un patrimonio gastronomico condiviso
Più che uno scontro tra regioni, il caso della burrata dimostra quanto la cultura gastronomica italiana sia ricca, diffusa e condivisa.
Dalla Puglia alla Campania, passando per molte altre regioni, la lavorazione della pasta filata rappresenta uno dei pilastri della nostra identità culinaria.
Ed è proprio questa varietà di tradizioni, tecniche e territori a rendere i latticini italiani tra i più apprezzati al mondo.














