“Tutti sono liberi di produrre dove vogliono. Io sono per il libero mercato. Ma ognuno dovrebbe fare quello che sa fare. Io non comprerei mai whisky fatto ad Amalfi”.
È caustica la risposta data da Pier Maria Saccani, direttore del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop, all’Economist in riferimento alla produzione irlandese di mozzarella.

Alla luce dell’uscita dall’Unione europea e dei suoi effetti sulle esportazioni, infatti, l’Irlanda ha deciso di non voler perdere un prodotto che negli anni si è guadagnato un successo sempre più vasto e dal carattere internazionale. Così molti produttori di formaggi in Irlanda hanno iniziato a “convertire” le proprie produzioni dai formaggi locali – come il cheddar, che rappresenta il 90% delle 200mila tonnellate di formaggi prodotte nel Paese – alla mozzarella. Questo perché tale prodotto assicura un largo consenso non solo tra gli irlandesi ma anche e soprattutto tra i clienti stranieri.

A cominciare la “conversione” della produzione è stato Johnny Lynch, proprietario di una fattoria di 150 acri nella contea di Cork, in Irlanda del Sud. Altri produttori lo stanno seguendo: Dairygold, uno dei più grandi, ha annunciato un piano di “Brexit-proofing” per produrre fino a 20mila tonnellate l’anno di Jarlsberg, una specialità casearia norvegese. E in Galles e Irlanda del Nord un’altra azienda, Glanbia, è pronta a investire fino a 300 milioni entro il 2020 per potenziare la produzione casearia.

Certo produrre mozzarella in Irlanda presenta alcune controindicazioni. Ad esempio le mucche allevate ad erba producono molto più latte d’estate che d’inverno, periodo in cui si potrebbe andare incontro a una penuria produttiva. Inoltre è stato notato che l’erba conferisce al latticino un colore giallognolo poco attraente, cosa che non dovrebbe però avere grandi conseguenze, considerato che la produzione è destinata per la maggior parte ai prodotti pronti come la pizza.

Per il momento il comparto non è preoccupato per la “concorrenza” in arrivo. Tuttavia Pier Maria Saccani, con il suo commento, ha voluto lanciare un messaggio forte: sarebbe meglio se gli irlandesi – per far crescere il fatturato e i consumatori – si concentrassero sui propri prodotti tradizionali piuttosto che cercare inutilmente di riprodurre un prodotto “inimitabile”.  

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