Immagine tratta da: liratv.com

Secondo alcuni documenti risalenti al XIV secolo, la prima testimonianza storica della mozzarella di bufala è legata alla “saporosa”, mozzarella prodotta a Eboli, nella Piana del Sele. Terra che avrebbe quindi dato i natali al nostro prezioso oro bianco. La produzione e il consumo della mozzarella di bufala, secondo quanto tramandato, iniziarono nel 1300 quando Filippo, imperatore di Costantinopoli, concesse il vasto territorio dell’Arenosola proprio allo scopo della produzione casearia.

Lì dove nel XVIII secolo sorgeva una “bufalara” (o “casone”), edificio a pianta quadrata o circolare che serviva da ricovero al personale addetto alla cura del bestiame, oggi c’è l’Azienda Agricola Sperimentale Regionale Improsta che, oltre alla coltivazione dei campi, porta avanti la tradizione dell’allevamento delle bufale. Nella riscoperta biblioteca del Monastero di San Pietro Alli Marmi – che conserva circa 15mila volumi antichi, di cui alcuni rari – sono custoditi numerosi documenti sull’antica civiltà contadina e i “bufalari”, gli allevatori di bufale nella Piana del Sele.

Ma intanto negli anni lo scettro di “patria della mozzarella di bufala” è passato da Eboli a Battipaglia, fomentando la rivalità tra le due località della Piana. Sarà anche per questo che recentemente a Eboli è stato inventato un nuovo formato di mozzarella, la Mammellona, entrata subito in competizione con la Zizzona dei cugini battipagliesi, di cui sogna di imitare anche il successo.

Insomma, la battaglia a colpi di mozzarella sembra destinata a continuare nei secoli, con buona pace dei consumatori, chiamati a fare da “giudici”…

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